mercoledì 6 maggio 2020

Dante- La Divina Commedia Canto VII- Rabbia

E io, che di mirare stava inteso,
Vidi genti fangose in quel pantano,
ignude tutte, con sembiante offeso.
Lo buon maestro disse: << Figlio, or vedi,
l’anime di color cui vinse l’ira;
e anche vo’ che tu per certo credi
che sotto l’acqua ha gente che sospira,
e fanno pullular quest’acqua al sommo,
come l’occhio ti dice u’ che s’aggira.
Fitti nel limbo, dicon:” Tristi fummo
nell’aere dolce che dal sol s’ allegra,
portando dentro accidioso fummo:
or ci attristiam  nella belletta negra”.
Quest’inno si gorgoglian nella strozza,
ché dir non posso con parola integra>>.
Dante, Inferno canto VII

Torna prepotente quando meno te lo aspetti per ricordarti quello che non funziona. O meglio che non funziona come tu vorresti che funzionasse.
Torna per ricordarti che gli altri sono assolutamente liberi di fare tutto ciò che vogliono che ci piaccia o no. E sono anche egoisti. 
Il sano egoismo che invece manca a chi forse si preoccupa troppo del prossimo oppure semplicemente vede le cose da un altro punto di vista.

Rabbia, egoismo, parole che c’entrano poco con l’amore.

sabato 2 maggio 2020

Il mago di Oz-Parole nel vento

Ed eccomi come Dorothy in viaggio verso mondi sconosciuti guidata solo dal rumore del vento fortissimo che mi terrà compagnia per tutta la notte....
“Poi accadde qualcosa di straordinario.
La casa roteò due o tre volte su se stessa come se si fosse trasformata in un pallone.
Il vento del nord e quello del sud, scontrandosi proprio in quel punto ne avevano fatto il centro del ciclone. Di solito al centro del ciclone l’aria è ferma, ma la violenta pressione del vento da ogni lato stava sollevando la casa sempre più in alto, la trascinò fino al vortice dove rimase e poi la trasportò per miglia e miglia lontano, come se fosse una piuma.
C’era un gran buio lassù e il vento ululava, ma a Dorothy quel viaggio sembrò ugualmente divertente. Dopo qualche scossone di assestamento e dopo essersi inclinata pericolosamente, la casa si placò dandole la sensazione di venir cullata dolcemente come un bambino nel suo lettino.”

Il mago di Oz di Lyman Frak Baum

venerdì 1 maggio 2020

Percorsi di letteratura



Un’idea: arriva nel tardo pomeriggio anche se era già nell’aria. 

Le passioni, quelle forti, si fanno sentire prepotentemente e non accettano di essere ignorate. Quella di oggi, e direi di sempre, è legata alle parole e alla letteratura. Parola che diventerà fondamentale, una specie di faro in questo spazio sterminato che da vago, quale è ancora, vorrei diventasse un percorso, anzi una serie di percorsi, dei sentieri con una bella segnaletica che ti fa piacere anche fermarti a leggerla. Un’idea da coltivare.

giovedì 30 aprile 2020

Comunicazione



Ad un tratto ho sperimentato la novità e la difficoltà della nuova comunicazione. 
A momenti noiosa con i suoi lati positivi.
Finalmente non ci si parla addosso e forse si inizia ad ascoltare il prossimo. 
O forse si passa ad un ascolto selettivo: scelgo chi ascoltare e magari nel frattempo posso dedicarmi anche a qualcos’altro.
Puoi osservare i tuoi interlocutori: dove vivono, cosa scelgono di mostrare di loro, cosa mostrano per caso della loro casa e della loro vita.
Tutto arriva un po’ più freddo e distante e lascia un senso di vuoto e d’insoddisfazione.
Esistono tanti modi di comunicare e ora questo è l’unico possibile.

Affacciarsi di nuovo al mondo, rivedere chi eri abituato a incontrare ogni giorno: con qualcuno scambiavi solo poche parole con altri condividevi pensieri, soddisfazioni, malumori, stanchezza e sorrisi davanti ad un caffè.

mercoledì 29 aprile 2020

L’insostenibile leggerezza dell’essere-Voglia di leggerezza

Per sette anni aveva vissuto legato a lei e ogni suo passo era stato eseguito dai suoi occhi. Era come se lei gli avesse legato alla caviglia una palla di ferro. Ora il suo passo era tutt’a un tratto più leggero. Quasi si librava nell’aria. Era entrato nello spazio magico di Parmenide: assaporava la dolce leggerezza dell’essere.
Milan Kundera

martedì 28 aprile 2020

Ancestrale

La mente corre subito alla fiaba di Vassilissa la bella.
E alla sua bambola regalatale dalla madre morente.
Spesso le cose non sono come appaiono.
Ecco perché c’è bisogno di una guida, antica, sicura, da ascoltare non con le orecchie ma con il cuore.
Vassilissa è coraggiosa, ottiene perché chiede, fa le domande giuste.
Ed è saggia perché è capace di smettere di chiedere: chi troppo sa prima invecchia.
Ci sono cose che non possono essere conosciute.
Vassilissa impara a scegliere chi avere accanto: colui che si prende cura di lei come una rosa che cresce nel suo giardino.

Si chiede cosa vuole davvero e agisce seguendo l’intuito che sa che cosa fare.

lunedì 27 aprile 2020

Ri-inizi

20/4/2020
La fiaba che ho riletto è intitolata “Le dodici principesse al ballo”. È una fiaba che parla di libertà e della voglia di ballare.
Dodici fanciulle ogni notte riescono a sfuggire al controllo del severo padre e vanno a ballare lasciando un’impronta della loro fuga notturna: le dodici paia di scarpe davanti alla porta della loro stanza, consumate dalle danze.
Dove vanno? Come fanno ad uscire? 
La fiaba è misteriosa e probabilmente la curiosità di sapere la verità mi attirava fin da bambina. Ma ciò che più mi piaceva leggere era di quelle scarpe consumate perché immaginavo dodici ragazze intelligenti e ben organizzate che riuscivano ad assaporare ogni notte la loro libertà. 
E quante domande...una su tutte...perché non potevano andare a ballare liberamente? Ed ecco comparire nella storia due nuovi personaggi: un povero soldato di ritorno dalla guerra e una vecchia. E poi un mezzo magico diventato famoso anche in libri per ragazzi molto amati oggi: un mantello dell’invisibilità.

Il mistero alla fine è svelato e come ogni faba che si rispetti arriva il lieto fine. A me rimane il fascino delle ragazze che ballano e delle loro scarpe.